vb.ly: i retroscena della chiusura

vb.lyQuesta settimana la notizia di settore principale che sta tenendo banco riguarda il servizio di shortening vb.ly, gestito, come raccontato nei giorni scorsi, da Ben Metcalfe e Violet Blue. Il servizio è stato stoppato dalle autorità libiche poichè conduceva a “immagini riguardanti il sesso o la pornografia”, quindi in contrasto con le leggi della Sharia, la quale, come già nei mesi scorsi annunciato dall’ente preposto dall’ICANN in Libia, costituisce normativa per ciò che riguarda la gestione dei domini internet.

La polemica si è infiammata su diversi blog, soprattutto in base alla seconda affermazione di suddetto ente: ” i nomi a dominio composti da meno di quattro lettere possono essere assegnati soltanto a società che abbiano presenza in Libia”. Gli addetti al settore hanno subito pensato al servizio di shortening per eccellenza, bit.ly, società sulla quale ultimamente stanno piovendo a cascata investimenti da diverse corporate (l’ultimo investimento fatto da un fondo questa settimana è dell’ordine di 10 milioni di dollari).

John Levine, un esperto del settore,oltre ad essere un possessore di dominio, ha però cercato di raffreddare un po’ il clima bollente: “sembra abbastanza scontata la fine di vb.ly, un servizio di shortening che ridirigesse ad immagini di sesso, per quanto di alta classe, non avrebbe avuto comunque una vita lunga in uno stato musulmano. Gli altri siti di shortening, visto e considerato l’introito e la visibilità che portano alla nazione, difficilmente verranno chiusi. Per tornare al caso vb.ly, ragioniamo in termini “occidentali”, per dimostrare quanto non risulti essere una procedura anomala: prendiamo, ad esempio un domainer danese, che vive in Danimarca, ove le foto di diciassettenni sono considerate erotismo legale; ora, se costui decidesse di pubblicare tali immagini su un dominio .com, legato agli Stati Uniti, il sito avrebbe vita ben più breve di vb.ly, in quanto, il contenuto da lui pubblicato sarebbe considerato pedopornografia infantile sul suolo statunitense, sovrano per ciò che riguarda la legiferazione sui .com.”

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