È ancora Google contro Microsoft

Ci risiamo. Ancora una volta è sfida tra due colossi del calibro di Google e Microsoft. Com’era già accaduto in passato, non sarà una sfida basata sulle innovazioni tecnologiche e sulla promozione di nuovi prodotti, ma una gara che si svolgerà nei tribunali. Andiamo per ordine.

Negli anni passati è stato Big G, avallando l’azione della Comunità Europea, a muovere le sue pedine contro il colosso di Redmond, reo di agire in regime di monopolio nel mercato dei sistemi operativi, grazie a Windows. Nel novembre 2010 invece, a finire sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Europea, c’è finito Google, accusato di concorrenza sleale nei confronti di realtà potenzialmente concorrenziali. Alle lamentele di alcune aziende si è dunque unita Microsoft, che ha comunicato di aver presentato un esposto alla Commissione Europea chiedendo l’intervento dell’antitrust. Ecco i sei motivi dell’azione legale:

1)      Dopo l’acquisto di Youtube da parte di Google, da Mountain View avrebbero limitato l’accesso ai dati relativi ai video, impedendo agli altri motori di ricerca di indicizzare al meglio i contenuti ed offrendo così a Google un vantaggio enorme

2)      Google offrirebbe agli smartphone android la possibilità di utilizzare al meglio Youtube. Lo stesso non accadrebbe per i Windows Phone

3)      Negli USA, è stato proibito a Google di far proprio l’accesso esclusivo ai contenuti di libri che non hanno più copyright. Microsoft si augura che ciò avvenga anche in Europa

4)       Google imporrebbe misure troppo restrittive ai suoi inserzionisti e così facendo, impedirebbe loro implicitamente di provare altri servizi di advertising concorrenti

5)      Google obbliga contrattualmente i suoi partner ad ospitare solo la propria search box, non lasciando spazi per altri motori di ricerca. Microsoft si è trovato dunque impedito l’accesso ad alcuni siti importanti e ciò comporta danni rilevanti

6)      Secondo Microsoft infine, Google penalizza in termini di posizionamento i suoi principali rivali.

 

Lo scenario lascia presagire grandi sconvolgimenti, non resta che attendere la risposta di Google.

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