Censura online, dopo Twitter anche Google

Pochi giorni fa la notizia di Twitter che ha deciso di aderire al blocco dei messaggi adeguandosi alle norme di alcuni paesi, oggi arriva quella che riguarda Google che aderisce con un provvedimento decisivo quanto forse inatteso.

La piattaforma Blogger (realizzata da Google per la realizzazione di blog), ha introdotto una modifica sostanziale che permette il blocco dei contenuti limitatamente ai paesi che ne facciano richiesta.

Se un blog pubblica un contenuto ritenuto illecito dalla magistratura degli Stati Uniti, la pagina non sarà raggiungibile dagli Stati Uniti ma continuerà ad essere vista dal resto del mondo: questo permetterà un miglior controllo. La polemica non è mancata neanche in questo caso come già era accaduto per Twitter: c’è chi accusa Google di essersi piegato alle imposizioni di alcuni paesi e di non avere la capacità o il coraggio di difendere la libertà di espressione in rete.

Da Mountain View fanno sapere che il provvedimento con la funzione geolocalizzata può essere disattivato in qualunque momento, basta aggiungere alla url la stringa “/ncr” (che sta per “no country redirect”). Un modo per tutelarsi certo e lasciare agli utenti la possibilità di scegliere. In questo modo ci si adegua alla normativa in vigore in un determinato stato e al tempo stesso si tutelano gli utenti.

Vedremo anche in questo caso, come nel caso di Twitter, come andrà a finire ma per ora sembra esserci online una nuova ondata destinata a far parlare di se’ che ancora una volta aggiunge carne al fuoco (già sostanzioso) della polemica su censura e libertà d’espressione.

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