Social network e politici, idillio finito?

Interessante la riflessione di Vittorio Zucconi su Repubblica.it a proposito dell’insolito caso che ha visto al centro dell’attenzione il sindaco di New York, Michael Bloomberg che ha recentemente dichiarato mentre si trovava a Singapore per ricevere un premio:

“Sono soffocato dai social network che non mi lasciano lavorare”. Il malcontento a seguito delle pesanti contestazioni che via web sono arrivate al sindaco: proteste e referendum virtuali su ciascuna iniziativa amministrativa.

Bloomberg è seguito su Twitter da 267mila persone. Si sente come prigioniero di Facebook e Twitter costantemente condizionato dal parere della rete in merito a questioni amministrative, spesso messo in discussione. Un limite di sopportazione ormai abbondantemente superato a detta del primo cittadino. Da qui la riflessione di Vittorio Zucconi il quale da parte sua sostiene come sia contradditorio per un politico la cui notorietà passa anche attraverso i social media, lamentare proteste eccessive e malumori di ogni tipo.

In fondo sostiene Zucconi “Bloomberg che oggi fa la vittima, deve fortuna e potere all’elettronica, alle reti di computer, alla comunicazione istantanea delle informazioni finanziarie e dei listini di Borsa per gli operatori di Wall Street che creò 30 anni or sono, ma la sua stregoneria gli è sfuggita di mano.” Una critica dunque su un tema spesso controverso. Oggi da più parti si sente come i politici si esprimano su Twitter o su Facebook per raggiungere in modo immediato la loro platea di elettori, il loro pubblico.

Un modo certo per essere partecipi ed adeguarsi alle nuove tecnologie che avanzano. Essere online, viene da dire, vuol dire accettare ogni tipo di risposta da parte degli utenti siano esse critiche, acclamazioni o proposte costruttive. E’ logico che si può scegliere di rispondere o non rispondere ma in un momento in cui i social network dominano nel mondo della comunicazione e sono divenuti per molti, volti noti e non uno strumento imprescindibile per esprimersi. Vedremo come il sindaco di New York reagirà ai prossimi interventi ma resta fermo un punto fondamentale, da ricercare forse nel modo in cui certe comunicazioni vengono gestite e non tanto nella natura intrinseca di queste.