Decreto sviluppo: il caso Armani rivisto e corretto

Ci scrive Armani, ex-titolare del celebre Armani.it ormai passato ad Armani.si dopo la nota vicenda giudiziaria che lo ha contrapposto allo stilista, in una causa di cybersquatting. Dice:

Nella parte finale dell’articolo parlano di me.
Io farei volontariamente tre anni di carcere con condanna anche senza processo per riottenere il mio sito web www.armani.it,
ma quando esco di galera mi toglierei quantomeno la soddisfazione di far percorrere allo stilista Giorgio Armani
tutta la via Montenapoleone e dintorni a calci nel culo.

La mia sentenza è stata assurda ma questa nuova legge lo è ancor di più.

L’articolo citato è apparso su Repubblica a firma di Alessandro Longo, questo il link. Vi si citano i pareri di noti esperti di diritto della Rete, ecco cosa dice Scorza:

“Tuttavia, all’effetto pratico, ha ragione Sarzana: la norma spaventerà le aziende, costringendole a rallentare il lo sbarco sul web”, continua Scorza. “Per la sola paura di subire una mega sanzione, per precauzione faranno mille controlli prima di registrare il dominio”. Ci potrà essere poi il caso di chi, “piccola azienda o utente, denunciato da una multinazionale e rischiando una sanzione così elevata o una condanna penale, desisterà prima della sentenza, rinunciando al dominio”, dice Sarzana.

Quanto si rischia, in effetti? “Fino a tre anni di carcere per la persona fisica che registra. Per l’azienda, una sanzione in base al capitale sociale. Per esempio, fino a 10 milioni di euro per una Srl che ha un capitale di 2 milioni”, dice Scorza.

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